20 Marzo 2020

Uomini e donne (a tavola) sono uguali?

Comportamento alimentare, scelta dei cibi e strategie nutrizionali sono legate al genere? E se anche a tavola c’entrassero l’evoluzione della specie e i nostri antenati? Tutte domande a cui questa review ha cercato di rispondere.

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Ricordiamoci sempre che ogni cosa ha uno scopo: il cibo dona nuove energie al nostro corpo, così che possa svolgere ogni attività necessaria. Cum grano salis, l’obbiettivo dell’alimentazione sono il mantenimento di una buona salute e il benessere.

La conoscenza comune, come risultato delle osservazioni dell’esperienza, ha reso salda la convinzione che sussistano differenze tra uomo e donna nel rapporto con il cibo. A questo proposito è stata pubblicata una review, che mostra quali siano effettivamente le differenze tra sessi quanto a comportamento alimentare, scelta degli alimenti e strategie nutrizionali; si tratta di elementi coinvolti in un condizionamento di fattori legati all’evoluzione, intra-individuali (biologici o fisiologici) ed extra-individuali (socioeconomici e culturali).

Nel corso dell’evoluzione, da una vita nomade a una stazionaria, sono cambiate parecchie cose; è sempre bene ricordare, però, che la nostra amigdala rimane quella dei nostri avi preistorici. In epoca pre-neolitica, le differenze uomo-donna erano ben più evidenti: le donne raccoglievano, gli uomini cacciavano, differenze osservabili tuttora in alcune popolazioni nomadi.

Si tratta di comportamenti alimentari che sono impressi nel nostro DNA: se gli uomini tendono a mangiare alimenti più energetici e grassi, le donne hanno ereditato una preferenza per i carboidrati e una marcata dimensione sociale del rapporto con il cibo.

Le donne, generalmente, mostrano maggior fiducia in una sana alimentazione, maggior coinvolgimento nel controllo del peso corporeo e la tendenza a mangiare in gruppo durante situazioni stressanti; spesso vivono con frustrazione i loro comportamenti nutrizionali, poiché sentono maggiormente la pressione sociale, e per questo sacrificano spesso l’esperienza del piacere legato al cibo.

Di tutt’altra pasta le abitudini maschili: gli uomini, infatti, preferiscono pasti succulenti dal sapore forte, e si fanno guidare preferibilmente dal piacere nel consumarli. Sono gli uomini che più frequentemente, per fare un esempio, consumano dolcetti e snack furtivi guardando la tivù sul divano, assumono più integratori e vanno più spesso ai fast food. Ma praticano anche con maggior regolarità attività fisica e modificano la loro dieta quando devono dimagrire, aspetto che invece dalle donne è vissuto spesso con frustrazione.

Per fare queste affermazioni, la review ha passato in rassegna molti studi sull’argomento. Uno di questi studi prendeva in analisi le abitudini alimentari di quasi 20mila studenti in 23 diversi Paesi; ne è emerso che le donne abbandonano con più frequenza il consumo di cibi ad alto contenuto di grasso e riducono l’uso di sale in cucina, per abbracciare diete ad alto contenuto di fibre, frutta e verdura in particolare. Gli stessi comportamenti sono emersi su un campione di oltre 700 studenti italiani; dove si riferisce anche che le donne si sono mostrate più ricettive nell’applicare indicazioni sul consumo di verdura durante i pasti.

L’indagine condotta offre molti spunti di riflessione, anche perché i campioni di popolazione sono tutti piuttosto significativi e diversi tra loro per Paese e fascia d’età coinvolta.

La review si conclude perciò confermando che una relazione tra comportamento alimentare e sesso biologico esiste, eccome! Conoscere il comportamento alimentare può diventare una risorsa preziosa per impostare politiche a favore della salute, nell’ottica di contenere tutte quelle patologie non trasmissibili che sono legate all’aumento di peso. In questo senso, analizzare i fattori di reciprocità tra i diversi comportamenti intrecciati può diventare un punto di forza per creare scambi virtuosi per tutte le parti coinvolte.

Bibliografia
Grzymisławska M, Puch EA, Zawada A, Grzymisławski M. Do nutritional behaviors depend on biological sex and cultural gender? Adv Clin Exp Med. 2020 Jan;29(1):165-172.