22 Maggio 2019

Una vita lunga e sana? Si può fare

In Occidente il numero degli ultrasessantacinquenni è in costante aumento, come anche quello degli ottantenni. Per questo motivo la cura sanitaria di questi gruppi di popolazione è diventato un argomento di primaria importanza.

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Tuttavia, il tasso di mortalità aumenta molto più rapidamente dopo i 60 anni rispetto ai 25-44 anni. Quali sono le cause? Cancro (di 43 volte maggiore negli over 60), polmonite e influenza (maggiore di 89 volte), malattie cardiache (maggiore di 92 volte), ictus e malattie polmonari (maggiore di più di 100 volte).
Da questi dati pubblicati in un editoriale, redatto da ricercatori italiani, possiamo dedurre che l’immunità svolge un ruolo chiave per la sopravvivenza dei più anziani.

Possiamo definire i processi d’invecchiamento come effetti che amplificano la vulnerabilità dei soggetti. Il termine coniato “immunosenescenza” descrive la condizione che riflette il declino della funzione immunitaria a livello cellulare e sierologico correlato con l’età.
La disregolazione del sistema immunitario costituisce lo scenario per un aumento della suscettibilità a malattie autoimmuni, cancro, malattie metaboliche, osteoporosi, malattie neurologiche, infiammazioni allergiche e infezioni.
Rispetto ai più giovani, negli anziani la gravità di molti tipi di infezione è maggiore e sono più frequentemente associati a complicanze a lungo termine e a fragilità.

Stati infiammatori duraturi nel tempo, cioè cronici e spesso asintomatici, possono provocare una grave deteriorazione dei tessuti.
Questa condizione cronica di infiammazione leggera correlata con l’invecchiamento è chiamata “inflamm-ageing” [termine inglese composto da inflammation (infiammazione) e ageing (invecchiamento)] ed è caratterizzata da un aumento della produzione di citochine infiammatorie e proteine di fase acuta, associata a un peggioramento della prognosi per tutte le cause di morte.
L’inflamm-ageing è anche implicato nella patogenesi di alcune malattie come l’aterosclerosi, il diabete, il cancro e il morbo d’Alzheimer.

L’editoriale ha preso in esame quattro rassegne dedicate alla risposta immunitaria dei più anziani. Leonardi et al. (2018) hanno sottolineato che una dieta proinfiammatoria causa un aumento del rischio di alcuni tipi di cancro (seno, colon-retto, polmoni, non Hodgkin, vescica, nasofaringeo), ritenendo auspicabile, al bisogno, il ricorso al consumo di integratori nutrizionali come strategia per migliorare lo stato di salute dei più anziani.

È stato anche trattato l’argomento delle malattie allergiche, considerando l’aumento di inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici e altri fattori che influenzano la salute del microbiota intestinale.

Weisemberg (2018) e Aspinall e Lang (2018) hanno discusso invece sui metodi di prevenzione, con diversi punti di vista, a favore della vaccinazione come prevenzione contro le infezioni, sebbene a volte tali strumenti non abbiano mostrato una vera efficacia con i più anziani.

Infine, una scoperta sviluppata da un gruppo di biologi e genetisti ha ottenuto un vasto consenso riguardo a interventi sicuri per rallentare l’invecchiamento e aumentare un’aspettativa di vita in salute. E non si tratta solo di ritardare l’insorgenza delle malattie croniche, ma anche di prevenire le alterazioni associate all’invecchiamento, estendendo la lunghezza di una vita sana.

Alcuni studi hanno osservato che la riduzione dell’assunzione di calorie del 20-40%, senza arrivare alla malnutrizione, può prolungare la lunghezza della vita in numerosi organismi modello.
Alcuni studi sull’uomo hanno dimostrato che questo effetto sembra essere attribuibile alla qualità degli alimenti piuttosto che alla quantità, quindi a una restrizione della dieta piuttosto che a una restrizione delle calorie.

Sono anche molto interessanti brevi periodi di digiuno (una dieta molto ipocalorica per 5 giorni): in modelli animali hanno diminuito infiammazione, incidenza dei tumori e processi neurodegenerativi, allungato la vita e promosso un buon stato di salute.
Esperimenti similari nell’uomo hanno ottenuto la riduzione di alcuni marker dell’invecchiamento biologico quali proteina C-reattiva, pressione del sangue, lipidi ematici, come anche il fattore di crescita IGF-1 e l’indice di massa corporea.

Gli Autori concludono affermando che invecchiare bene è possibile, ma che è indispensabile tenersi continuamente aggiornati circa le strategie da intraprendere per assicurarsi una vita lunga in un corpo sano e giovanile.

Bibliografia
Accardi G, Caruso C. Immune-inflammatory responses in the elderly: an update. Immun Ageing. 2018 Mar 2;15:11.

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