24 Gennaio 2018

Reflusso, zenzero e curcuma per una migliore digestione

Per combattere i disturbi della digestione come il reflusso gastroesofageo, oltre che seguire una dieta equilibrata e povera di grassi, si può intervenire con l’assunzione di sostanze naturali procinetiche come zenzero e curcuma.

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Per combattere i disturbi della digestione come il reflusso gastroesofageo, oltre che seguire una dieta equilibrata e povera di grassi, si può intervenire con l’assunzione di sostanze naturali procinetiche come zenzero e curcuma. 

Il reflusso è uno dei disturbi più diffusi a carico dell’apparato digerente.

Cosa è meglio non mangiare per prevenirlo?
Pochi grassi e niente pasti abbondanti, evitare cibi come menta, caffè, cioccolato, succo d’arancia la cui acidità stimola la secrezione dei succhi gastrici, irritando le mucose dell’esofago.

Inoltre il caffè può influenzare la tenuta della valvola che separa lo stomaco dall’esofago e dunque favorire il reflusso. I cibi grassi o i fritti rallentano la motilità dello stomaco.

Ma proprio dalla tavola possono arrivare anche dei rimedi per il reflusso: ad esempio lo zenzero e la curcuma che possono aiutare chi ne soffre perché sono sostanze naturali procinetiche ovvero aiutano la motilità delle alte vie dell’apparato digerente.

Ma oltre a queste accortezze ci sono anche consigli pratici anti reflusso: fare piccoli pasti, non sovraccaricarsi e non andare a letto subito dopo aver mangiato.

Comunemente l’intestino viene chiamato il nostro “secondo cervello”, perché è l’organo più innervato dopo la testa ed è il motivo per cui lo stress può scatenare i sintomi della sindrome del colon irritabile.

La sindrome del colon irritabile è un’altra malattia che ha a che fare con l’alimentazione: si tratta di una condizione più diffusa tra le donne che può essere contrastata rivedendo la dieta. Sotto accusa sono finiti i cosiddetti cibi Fodmap, ovvero alimenti che contengono determinati zuccheri, Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccarici e Polioli come il lattosio, dal potere fermentativo. È stato dimostrato che limitandone l’apporto o addirittura eliminandoli dalla propria dieta si può far regredire a un mese i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile.

 

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