9 Ottobre 2020

Osteoartrite e magnesio: nuove strade

L’osteoartrite è una patologia cronica diffusa in tutto il mondo. Sono numerosi i fattori modificabili che possono prevenirla o attenuarne la sintomatologia. Una recente ricerca ha provato a far luce sul ruolo del magnesio.

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L’osteoartrite (OA) è una malattia cronica degenerativa che può interessare tutte le articolazioni, e quella alle ginocchia è una delle forme più diffuse; l’OA colpisce tutti i tessuti articolari, inclusi cartilagine, menisco, osso subcondrale, sinovia, legamenti, tendini e muscoli.

Questa patologia inizia in modo asintomatico anche prima dei 30 anni, aumentando la sua incidenza e diventando sintomatica dopo i 50-60 anni. In Italia ci sono circa 3.500.000 pazienti sintomatici e, secondo l’OMS, globalmente il 25% degli adulti al di sopra dei 25 anni soffre di dolore e disabilità associati a questa malattia. In Europa ne è colpito circa il 50% della popolazione, mentre in Italia il 9,6% degli uomini e il 18% delle donne over 60.

L’OA non è dunque legata all’invecchiamento, ma essendo correlata all’avanzare dell’età si tratta di una seria problematica da affrontare; questo a maggior ragione in un Paese come il nostro che, sempre stando alle stime dell’OMS, dal 2020 sarà il Paese più vecchio al mondo.

L’impatto sociale di questa patologia è importante, soprattutto in prospettiva: oltre alla correlazione con l’invecchiamento, infatti, l’OA è responsabile di grande morbilità. Ecco perché la Ricerca lavora per delineare i fattori modificabili per prevenirla o migliorare le condizioni di chi ne soffre. Ci riferiamo a sovrappeso, sforzi legati alla professione o sportivi, sedentarietà, ipercolesterolemia.

Dopo il calcio, il magnesio è l’elemento maggiormente presente nei tessuti ossei. Per questa ragione, un’équipe finlandese ha cercato di fare chiarezza su un eventuale rapporto tra livelli di magnesio e OA.

L’obiettivo di questo studio di coorte era verificare se una bassa assunzione di magnesio con la dieta e la proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) fossero predittivi dello sviluppo di osteoartrite alle ginocchia.

La coorte era composta di 4.953 partecipanti senza osteoartrite, e i loro dati medici sono stati monitorati per 10 anni: 123 di loro hanno sviluppato osteoartrite alle ginocchia.

La quantità di magnesio assunta è stata verificata sulla base di un questionario sulla frequenza del consumo di cibi, a partire dall’anno precedente l’inizio dell’indagine.

Utilizzando il modello dei rischi proporzionali di Cox, gli Autori hanno tentato di stimare la forza dell’associazione tra l’assunzione di magnesio e l’incidenza di osteoartrite alle ginocchia, suddivisi per età, genere, apporto energetico, BMI, carichi di lavoro fisici, attività fisica nel tempo libero, incidenti, dolori al ginocchio, uso di integratori di magnesio e livelli di hs-CRP nel sangue.

Alla fine dei 10 anni di follow-up è emerso che, sebbene i risultati non supportino definitivamente che bassi valori di magnesio nel sangue contribuiscono allo sviluppo di OA alle ginocchia, l’assunzione di magnesio è risultata inversamente associata a livelli hs-CRP nel sangue.

Si tratta di dati preliminari che necessitano di una conferma da parte della Ricerca, ma una cosa è certa: non facciamoci mai mancare un buon apporto di magnesio con la dieta!

Bibliografia
Konstari S et al. Dietary magnesium intake, serum high sensitivity C-reactive protein and the risk of incident knee osteoarthritis leading to hospitalization-A cohort study of 4,953 Finns. PLoS One. 2019 Mar 25;14(3):e0214064.